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Domande Frequenti

Quanto costa la manutenzione di un sito WordPress (e da cosa dipende)

Gianluca Gentile · · 5 min di lettura

“Quanto costa tenere in piedi un sito WordPress?” è una domanda a cui è difficile rispondere con un numero, e chi te lo dà al telefono senza aver guardato niente probabilmente ti sta vendendo qualcos’altro.

Non perché sia un mistero, ma perché “manutenzione” indica cose molto diverse: c’è chi intende un aggiornamento automatico e una casella di posta, e chi intende qualcuno che guarda il sito, interviene quando si rompe e risponde quando chiami. Il prezzo cambia di conseguenza.

Questa guida spiega cosa determina il costo, cosa dovrebbe essere incluso e quali voci mancanti trasformano un preventivo economico in una spesa più alta.

Da cosa dipende davvero il prezzo

Quanto è complesso il sito

Un sito vetrina di dieci pagine e un negozio con duemila prodotti, integrazioni col gestionale e spedizioni non sono la stessa cosa. Non tanto per le dimensioni: per il numero di pezzi che possono rompersi e per quanto costa che si rompano.

Quanto è critico che stia in piedi

È la variabile che pesa di più e quella a cui si pensa meno. Se il sito è un biglietto da visita, mezza giornata offline è un fastidio. Se è il canale da cui arrivano gli ordini, mezza giornata è una cifra che sai calcolare. Il costo della manutenzione va confrontato con quello, non in assoluto.

In che stato è adesso

Un sito curato costa meno da mantenere di uno rimasto indietro tre anni, dove il primo intervento è recuperare il terreno perduto: componenti obsoleti, versione PHP vecchia, personalizzazioni fatte modificando file che al primo aggiornamento verranno sovrascritte.

Chi ci mette le mani

Un servizio che aggiorna in automatico e ti manda un rapporto costa poco perché non c’è nessuno dall’altra parte. Un servizio dove qualcuno guarda il sito dopo l’aggiornamento e interviene se qualcosa non torna costa di più, perché c’è del tempo di una persona.

Cosa dovrebbe essere incluso

Un contratto di manutenzione che non comprende queste voci lascia scoperto proprio quello per cui lo si sottoscrive:

  • Backup fuori dal server, verificati. Non “backup attivi”: verificati, cioè qualcuno controlla che si riaprano. Un archivio che non si apre non è un backup.
  • Aggiornamenti con verifica dopo. Aggiornare è banale e lo fa anche WordPress da solo. Il valore sta nel controllare che il sito funzioni dopo, e nel saper tornare indietro se no.
  • Monitoraggio della raggiungibilità. Sapere che il sito è giù dopo dieci minuti, non quando te lo dice un cliente il giorno dopo.
  • Controlli di sicurezza periodici e aggiornamento dei componenti con vulnerabilità note — è da lì che si entra nella stragrande maggioranza dei casi.
  • Un canale di assistenza con tempi dichiarati. “Ti rispondiamo appena possibile” non è un tempo.
  • Il rinnovo del dominio sotto controllo. Un dominio dimenticato spegne sito e posta insieme, e recuperarlo dopo la scadenza può costare più di un anno di manutenzione.

Le voci che fanno la differenza sul preventivo

Due preventivi con cifre simili possono valere cose molto diverse. Le domande che chiariscono:

  • Gli interventi sono inclusi o si pagano a parte? Un canone basso con ogni intervento fatturato a ore è una scommessa: se il sito sta buono risparmi, se si rompe spendi di più.
  • Quante ore di lavoro comprende? E cosa succede quando finiscono.
  • Il ripristino dopo un guasto è compreso? È il momento in cui il servizio serve davvero. Se è escluso, stai pagando la prevenzione ma non la cura.
  • Chi risponde, e quando? Un modulo di contatto generico e un canale con tempi dichiarati sono servizi diversi.
  • Il sito resta tuo? Domanda che sembra ovvia e non lo è: accessi, dominio e backup devono essere tuoi e trasferibili. Se non puoi andartene, non hai un fornitore: hai un vincolo.

I costi che compaiono dopo

Sono la ragione per cui il preventivo più basso spesso non è il più economico:

  • Licenze dei plugin a pagamento. Un negozio ne usa facilmente diversi, con rinnovo annuale. Se scadono, smettono di ricevere aggiornamenti di sicurezza: risparmiare lì è il modo più rapido per farsi violare.
  • Un servizio di posta autenticato. Senza, le conferme d’ordine e i moduli di contatto finiscono nello spam. Costa poco ed è quasi sempre dimenticato.
  • Il ripristino dopo un attacco, se non compreso: è l’intervento più costoso di tutti, e capita proprio a chi ha risparmiato sulla prevenzione.
  • Un hosting adeguato. La manutenzione non compensa un server insufficiente: si può ottimizzare molto, ma non oltre il limite fisico della macchina.

Un modo semplice per capire se ha senso

Invece di chiederti se la manutenzione costa tanto, prova con due domande:

  1. Quanto vale una giornata di sito offline? Ordini persi, richieste non arrivate, clienti che trovano il sito rotto. Anche una stima approssimativa.
  2. Quanto ti costerebbe rimettere in piedi il sito da zero se domani il server sparisse e i backup non funzionassero?

Se il costo annuo della manutenzione è inferiore a una giornata di fermo, la domanda si risponde da sola. Se il sito non produce nulla e rifarlo costerebbe poco, un servizio leggero è più che sufficiente — ed è una risposta legittima.

E da noi?

I nostri piani di assistenza continuativa partono da 99 € all’anno e comprendono la manutenzione ordinaria. Gli interventi urgenti su un sito già in difficoltà — un sito violato, un database danneggiato — si quotano sul caso, perché non sono lo stesso lavoro e sarebbe scorretto dare una cifra prima di aver guardato.

Se vuoi un’idea concreta della situazione del tuo sito prima di parlare di prezzi, il nostro strumento di diagnosi è gratuito e non richiede registrazione.

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