Il modulo di contatto dice “messaggio inviato” e non arriva niente. Le conferme d’ordine non raggiungono i clienti. Le notifiche finiscono nello spam anche di chi le aspetta.
Le cause possibili sono due, e vanno distinte prima di intervenire, perché le soluzioni sono opposte: o il sito non sta spedendo in modo autenticato, oppure l’indirizzo del server è finito in una lista di blocco. Questa guida si occupa della seconda, che è quella che si scopre più tardi e fa più danni.
Cos’è una blacklist e perché ci si finisce
Le blacklist — le RBL, real-time blackhole list — sono elenchi di indirizzi IP dai quali è partito spam. I server di posta di tutto il mondo le consultano prima di accettare un messaggio: se il mittente è in lista, il messaggio viene rifiutato o infilato nello spam senza che nessuno lo legga.
Il punto che sorprende: non serve aver fatto niente di male. Ci si finisce per:
- Colpa dei vicini. Su hosting condiviso decine di siti escono dallo stesso indirizzo. Se uno viene violato e comincia a mandare spam, finiscono in lista tutti.
- Il proprio sito compromesso. Una delle prime cose che fa chi entra in un sito è usarlo per spedire spam.
- Un modulo di contatto senza protezione usato dai bot come amplificatore.
- Una lista di iscritti comprata o vecchia, con molti indirizzi morti che generano rimbalzi e segnalazioni.
Come verificare, in due minuti
1. Trova l’indirizzo IP che spedisce
Non è necessariamente quello del sito: se usi un servizio di posta esterno, spedisce lui. Il modo sicuro è aprire un’email arrivata davvero e guardarne le intestazioni complete (in Gmail: “Mostra originale”). Nella riga Received più in basso c’è l’indirizzo che ha spedito per primo.
2. Controllalo sulle liste
Esistono strumenti gratuiti che interrogano decine di liste in una volta sola. Ma il numero di liste in cui compari conta molto meno di quali.
3. Distingui le liste che contano da quelle che non contano
Questo è il passaggio che fa la differenza fra risolvere un problema e inseguire un fantasma.
- Spamhaus (ZEN, SBL, XBL) è quella che decide davvero se le tue email arrivano. Se sei qui, hai un problema reale e urgente.
- Barracuda, SpamCop, SORBS sono consultate parecchio: pesano.
- UCEPROTECT livello 2 e 3 non elencano il tuo indirizzo: elencano l’intera rete del tuo provider. Ci finisci per colpa di un estraneo a chilometri di distanza, quasi nessun server di posta serio le usa, e il delisting è a pagamento. Se sei solo qui, non hai un problema di consegna.
- Liste minori e per bot (dronebl e simili): informative, quasi mai la causa di email che non arrivano.
Abbiamo misurato questa differenza su una flotta di oltre centoquaranta siti: trattando tutte le liste allo stesso modo risultavano “in blacklist” circa settanta siti. Pesando solo le liste che contano davvero, i casi reali erano zero. Settanta falsi allarmi che coprivano i guasti veri.
Come uscirne
Prima: chiudi il rubinetto
Chiedere il delisting senza aver fermato la causa serve a poco: si rientra in lista nel giro di ore. Quindi prima:
- Verifica che il sito non sia compromesso. Se lo spam parte da lì, va risolto quello.
- Metti una protezione sui moduli di contatto e registrazione.
- Se l’IP è condiviso, parla con l’hosting. Se la colpa è di un altro cliente, il delisting devono chiederlo loro. E se succede spesso, è un ottimo motivo per cambiare fornitore.
Poi: chiedi la rimozione
Ogni lista ha la sua procedura. Spamhaus ha un modulo di rimozione gratuito e la richiesta viene lavorata in fretta, se il problema è cessato. Diffida delle liste che chiedono un pagamento per uscire: sono quasi sempre quelle che nessuno consulta.
Infine: rendi le email riconoscibili
Uscire dalla lista non basta se le email partono senza credenziali. Servono:
- Invio autenticato tramite un servizio di posta vero, non la funzione di invio diretto del sito.
- Un record SPF corretto, che dica quali server possono spedire a nome del tuo dominio. Uno solo: se ne resta uno vecchio di un provider precedente, il controllo fallisce.
- DKIM, che firma le email in modo verificabile.
Come accorgersene prima dei clienti
È un guasto silenzioso: nessun errore, nessuna pagina rotta. Te ne accorgi quando qualcuno ti dice “non ho mai ricevuto niente” — e per ogni persona che te lo dice ce ne sono altre che hanno solo pensato che fossi poco serio.
Due abitudini:
- Controlla periodicamente le liste che contano, non tutte: un controllo che segnala UCEPROTECT ogni settimana lo si smette di leggere.
- Manda un’email di prova a una casella esterna — Gmail o Outlook, non una del tuo dominio — una volta al mese, e guarda se finisce nella posta in arrivo o nello spam.