Se davanti al tuo sito Chrome mostra una schermata rossa con scritto “Sito ingannevole” o “Il sito web che stai per visitare contiene malware”, il traffico si è già fermato. Non è un calo graduale: è un muro. La maggior parte delle persone non clicca “Vai comunque al sito”, e chi lo fa arriva diffidente.
La buona notizia è che si esce. La cattiva è che l’ordine dei passaggi conta: chiedere il riesame a Google prima di aver pulito davvero allunga i tempi invece di accorciarli, perché ogni richiesta respinta rende la successiva più lenta.
Cosa significa esattamente quell’avviso
Google mantiene una lista di siti considerati pericolosi (Safe Browsing), che Chrome, Firefox, Safari e Android consultano. Ci si finisce per uno di questi motivi:
- Malware: sul sito è stato trovato codice che infetta i visitatori o li porta altrove.
- Phishing: qualcuno ha caricato pagine che imitano banche o servizi noti per rubare credenziali. Succede spesso a insaputa del proprietario, in sottocartelle che nessuno guarda.
- Download pericolosi: file scaricabili dal sito segnalati come dannosi.
- Risorse compromesse di terze parti: il tuo sito è pulito ma carica uno script da un dominio finito in lista.
Nella pratica, per un sito WordPress, quasi sempre significa una cosa sola: il sito è stato violato, anche se a te sembra funzionare normalmente.
Prima cosa: guarda cosa dice davvero Google
Non tirare a indovinare. Google te lo dice, in due posti:
Search Console
Nella sezione Sicurezza e azioni manuali → Problemi di sicurezza trovi il tipo di problema rilevato e — cosa preziosissima — alcuni URL di esempio dove l’ha trovato. Sono il punto di partenza dell’indagine.
Se non hai Search Console configurata per il tuo dominio, configurala adesso: è gratuita e senza non hai modo di sapere cosa Google ha visto né di chiedere il riesame.
Lo strumento pubblico di Safe Browsing
La pagina di stato di Safe Browsing di Google dice se un dominio è attualmente segnalato. Utile anche per controllare periodicamente, senza aspettare che te lo dica un cliente.
Poi: pulire davvero
Questo è il lavoro vero, ed è lo stesso di una violazione: individuare il codice malevolo, capire da dove sono entrati e chiudere quella porta. Alcune cose specifiche di questa situazione:
- Parti dagli URL che Google ti ha indicato. Spesso portano a una sottocartella che non sapevi di avere, piena di pagine di phishing.
- Guarda i redirect condizionali. Molte infezioni mostrano il contenuto malevolo solo a chi arriva da Google, o solo da telefono. Se apri il sito digitando l’indirizzo dal tuo computer non vedi niente di strano — e ti convinci che sia un falso allarme. Prova ad aprirlo da mobile arrivando da una ricerca.
- Controlla i file caricati. Nella cartella dei caricamenti dovrebbero esserci solo immagini e documenti: qualsiasi file PHP lì dentro è sospetto per definizione.
- Non fermarti al primo file trovato. Chi entra lascia quasi sempre più di una via di ritorno.
Solo alla fine: chiedere il riesame
Da Search Console, nella stessa sezione dei problemi di sicurezza, c’è il pulsante per richiedere una nuova verifica.
Tre cose da sapere:
- Descrivi cosa hai fatto, concretamente: cosa hai trovato, dove, come sei intervenuto e cosa hai messo in sicurezza. Una richiesta generica viene lavorata più lentamente.
- Non chiedere il riesame se non sei certo. Una richiesta respinta perché il sito è ancora infetto non solo non risolve: allunga i tempi delle successive.
- Aspettati da poche ore ad alcuni giorni. Quando la verifica passa, l’avviso sparisce da tutti i browser nel giro di poco.
Cosa NON fare
- Non chiedere il riesame come prima mossa, sperando che Google abbia sbagliato. Sbaglia molto di rado.
- Non limitarti a cancellare le pagine segnalate. Se resta la backdoor, ricompaiono — e la seconda segnalazione è più difficile da togliere.
- Non ignorarlo perché “il sito a me si vede bene”. È esattamente il comportamento previsto di molte infezioni.
- Non spostare il sito su un altro dominio per aggirare l’avviso: ti porti dietro l’infezione e perdi il posizionamento costruito negli anni.
Il danno che resta dopo
Anche a segnalazione rimossa, qualcosa rimane da sistemare:
- Il posizionamento ha preso un colpo e ci vogliono settimane per recuperare.
- L’indirizzo del server può essere finito in blacklist, e allora le email del sito continuano a non arrivare anche dopo la pulizia. Va verificato a parte.
- Le pagine di spam indicizzate restano nei risultati finché Google non le riscansiona. Si può accelerare rimuovendole da Search Console.
Come accorgersene prima che lo faccia Google
Chi controlla il proprio sito regolarmente scopre l’infezione nella fase in cui è ancora un fastidio, non quando è già un muro rosso davanti al dominio. Serve poco: controlli periodici sui file modificati, verifica della presenza nelle liste di segnalazione, e monitoraggio che avvisi quando il sito inizia a comportarsi in modo anomalo.